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Documentario Lo Squalo La vera storia Streaming

Produttore: History Channel

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Lo Squalo La vera storia-DSDA

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Peter Benchley dichiarò in un’intervista di aver maturato per molto tempo nella sua mente l’idea di scrivere la storia di uno squalo che attaccava gli esseri umani. A quanto sembra, quest’ultima gli venne ispirata da una vicenda realmente accaduta nel New Jersey nel 1916. Ai tempi, la potenziale pericolosità degli squali non era affatto conosciuta. L’uomo nuotava regolarmente in acque popolate da decine di squali senza temerne la presenza e a ragione, vista la totale assenza di interazioni tra gli uni e gli altri. Quell’anno, tuttavia, le cose cambiarono. Il primo luglio 1916, sulle coste affollate del Jersey Shore, ci fu la prima vittima: il venticinquenne Charles Epting Vansant, in villeggiatura con la famiglia presso un hotel della zona, venne attaccato mentre stava nuotando al largo di Beach Haven. Fu immediatamente soccorso da un bagnino locale, Alexander Ott, che lo riportò a riva ma non riuscì ad evitarne la morte. Il fatto non destò particolare scalpore poiché l’eventualità che si fosse effettivamente trattato di un attacco di squalo fu giudicata remota. Passarono pochi giorni e, il sei luglio, un secondo bagnante, Charles Bruder impiegato presso l’Essex and Sussex Hotel, morì a seguito delle ferite riportate nel corso di un secondo attacco. Questo secondo caso iniziò ad intimorire i turisti che si trovavano nel New England in villeggiatura. I giornali iniziarono a dare ampio respiro alla vicenda, mentre negli ambienti scientifici, continuava a regnare una notevole aria di scetticismo giustificata dalla credenza dell’epoca che questi animali non fossero “anatomicamente attrezzati” per attaccare un essere umano. Anche le autorità locali, preoccupate dalla ricaduta sull’industria del turismo, si dimostrarono molto reticenti nell’ammettere la presenza di un pericolo oggettivo per i bagnanti.

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Sei giorni dopo, il teatro degli attacchi si spostò nell’entroterra, a 26 km dalla foce del Matawan Creek. Lester Stillwell, un ragazzino del luogo che stava cercando refrigerio nelle acque del fiume, venne attaccato da uno squalo che ne trascinò il corpo sott’acqua. La vicenda scatenò il panico nella piccola comunità della zona e vennero immediatamente avviate le ricerche del corpo. Fu proprio uno dei soccorritori, Watson Stanley Fisher a cadere nuovamente vittima dello squalo mentre era intento a cercare il corpo del ragazzino. Quest’ultimo venne ritrovato due giorni più tardi a circa 40 km dal luogo dell’aggressione. Fisher, sebbene soccorso immediatamente, morì poche ore dopo al Monmouth Memorial Hospital. Sebbene la vicenda abbia dell’incredibile, circa mezz’ora dopo l’attacco a Fisher (e a pochissime ore da quello a Stillwell) a poca distanza dai luoghi della tragedia, anche Joseph Dunn, di quattordici anni, venne attaccato mentre stava facendo il bagno nel Matawan Creek. Quest’ultimo, fortunatamente, fu tratto in salvo e se la cavò con diversi punti di sutura alle gambe e una bruttissima esperienza.

La popolazione locale impazzì letteralmente: il fiume fu minato in vari punti in modo tale da spingere lo squalo verso una serie di reti innalzate per catturare l’animale. L’esito della battuta di caccia, tuttavia, fu del tutto negativo. Lo squalo riuscì ad aggirare le reti e ad avviarsi verso il mare aperto.
Nei giorni seguenti si aprì una vera e propria caccia allo squalo. L’imbalsamatore Michael Schleisser che si trovava sulla sua barca al largo delle coste del Jersey, si imbattè in uno squalo bianco di circa 2 metri e mezzo che rischiò di affondare la sua barca prima che questi riuscisse ad averne ragione. Da un esame del contenuto dell’apparato digerente dell’animale, emersero alcune ossa e resti identificati come umani. Il caso venne quindi considerato chiuso. Negli anni a seguire non si verificò più alcun caso di attacco nella zona.

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A quasi un secolo dai fatti, non si è ancora giunti ad una conclusione univoca del caso. Il buonsenso farebbe propendere per l’attribuzione della responsabilità degli attacchi ad uno squalo Leucas che, come è noto, usa spingersi all’interno di corsi d’acqua dolce anche per diverse centinaia di km. Tuttavia, il ritrovamento di resti umani all’interno dello squalo bianco suggerisce che quest’ultimo si sia effettivamente reso protagonista di almeno un attacco. George H. Burgess, responsabile dell’International Shark Attack File, non ha escluso tuttavia che il responsabile degli attacchi nel Matawan Creek sia effettivamente stato uno grande squalo bianco. Le condizioni di salinità del corso d’acqua, esaminate a posteriori per far luce sul caso, sarebbero infatti risultate compatibili (anche se al limite) per la sopravvivenza temporanea anche di questa specie, che popola tipicamente acque salate.

Resta, tuttavia, l’ipotesi che due specie si siano rese protagoniste degli attacchi: uno squalo Leucas in acqua dolce e uno squalo bianco in mare.

Sta di fatto che la storia ha molti aspetti in comune con la vicenda narrata nel film “Lo squalo”: gli attacchi ai bagnanti, la reticenza delle autorità locali ad ammettere la presenza di uno grande predatore in mare e l’attacco all’interno di un corso d’acqua che, nel film, è rappresentato dal canale in cui perde la vita (e una gamba) un istruttore di vela.

Verità o fantasia, la vicenda del 1916 ha dell’incredibile ed è unica nel suo genere per il susseguirsi di un così elevato numero di attacchi a distanza così ravvicinata nel tempo. In soli dodici giorni si verificò in un tratto di costa limitato un numero di interazioni pari a circa il 10% di quelle che si verificano in tutto il mondo in un anno e con una percentuale di mortalità pari a quasi dieci volte quella mediamente registrata dall’International Shark Attack File.

 

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